Willie Reed, neo acquisto Clippers, dietro le sbarre: sliding doors nocive?
Si dice sempre che quando si cambia tanto, specie in una squadra che non ha molti trofei nel suo palmares, (ed in quello dei Clippers non ve ne sono affatto), i problemi possano essere sempre dietro l'angolo, senza che necessariamente ci si stia riferendo al rettangolo di gioco. Un mese fa, mentre i Los Angeles Clippers erano nel loop della cessione di Chris Paul, con gli arrivi di Gallo, Teodosic e di una batteria da Houston, era forse passata sotto traccia l'acquisizione di Willie Reed, almeno ai commentatori meno esperti.
"Firmare Reed a 1.5 mln l'anno è una rapina bella e buona" aveva cinguettato Dwayne Wade, ma aveva considerato solo il campo, tralasciando un off court che adesso diviene rilevante. Il temperamento sul campo è qualcosa che specie ad un pivot è necessario ad affermarsi, sapendo dosare energie, forze, proteggendo il ferro anche con le cattive, senza che ve ne sia nulla di male a riguardo. Seppur non esiste un interruttore, bisognerebbe però tenere a bada questo temperamento e troppo spesso leggiamo di giocatori che eccedono ed hanno problemi con la legge.
Non era ancora arrivato nella città degli Angeli, che ha un rapporto tutto suo con i bad boys, magari la partenza sarà rinviata ulteriormente. Willie Reed è finito in carcere per violenza domestica e lesioni personali, seguito di un alterco finito male con la moglie e madre dei due figli che gli aveva, almeno stando alle prime ricostruzioni, paventato l'ipotesi del divorzio, mentre stava cercando di abbandonare l'appartamento in uno dei condominii all'americana di Miami.
Nè il suo agente nè la dirigenza Clippers hanno lasciato commenti a riguardo, e non è escluso che la vicenda si concluderà col classico nulla di fatto, data una cauzione di poco più di 1000 dollari che potrebbe essere pagata in poco tempo dopo l'udienza preliminare. Eppure resta il fatto che lascia straniti nel vedere un ragazzo che ha lottato contro tutto e tutti per realizzare il suo sogno di giocare in NBA che butta al vento molte chances di proseguire al top la sua carriera con un gesto del genere.
Doveva essere assieme a Jeff Green e altri giocatori del circus ad un evento di beneficenza il prossimo weekend, invece con tutta probabilità lo passerà con il proprio avvocato, cercando un modo che faccia finire questa storia senza troppi problemi. Una carriera come la sua che già lo aveva visto attore protagonista di un "sexual assault" ai tempi della Saint Louis University che di fatto lo aveva estromesso dalla carriera cestistica, visto che da quella sospensione di fatto non era più rientrato e i suoi voti scolastici precari avevano fatto il resto.
Dopo la mancata chiamata al draft la sua carriera era stato un seguire di contratti presi e strappati, prima da lui stesso come quello che lo avrebbe dovuto portare in Secunda Division Spagnola, poi quelli di Indiana, Miami e soprattutto Sacramento senza che arrivasse mai la chiamata. Di qui, nel mezzo, buona D-League e poco altro, ma comunque gli sforzi avevano portato a una chiamata dai Nets prima e soprattutto da Miami, dove come backup di Whiteside aveva iniziato a mettere insieme numeri interessanti. Poi le classiche storie americane lo vedono rifiutare l'estensione a 1.6 agli Heat per vagliare un mercato che lo avrebbe poi costretto ad accettare una cifra minore ai Clippers. Dal diventare il più migliorato, suo obiettivo dichiarato per la prossima stagione, a finire nel dimenticatoio di una squadra con le sliding doors, il passo è davvero breve. Reed ha bisogno di redimersi e schiarirsi le idee, col basket che potrebbe non essere la sua prima opzione nell'immediato futuro.
