Il draft delle sorprese: come interpretare le scelte più controverseProviamo ad analizzare alcune delle decisioni più controverse di questo draft della NBA.
Il draft andato in scena questa notte ha chiuso ufficialmente la stagione 2014/2015 della NBA. Dal primo luglio sarà tempo di free agency ma, per ora, restiamo concentrati sulla kermesse del Barclays Center. L'edizione 2015 si presentava come una delle più intriganti, ricche di talento ed incerte degli ultimi anni ed infatti le nostre aspettative non sono andate deluse. La prima chiamata, in realtà, pareva piuttosto scontata. Alla luce dei workout sostenuti da Karl-Anthony Towns nei giorni di avvicinamento all'evento, tutti gli addetti ai lavori erano concordi sul fatto che l'ex Kentucky Wildcats meritasse la pick numero 1. I Timberwolves si sono dunque gettati a capofitto sulla stellina di origine dominicana che Jalen Rose ha addirittura paragonato ad un imberbe Patrick Ewing. Il suo ruolo al piano superiore sarà quello del centro/ala grande ed insieme ad Andrew Wiggins può realmente rappresentare il capobranco dei Lupi di domani. Fine delle certezze. Il tempo, il caos e le leggi della natura, direbbe Ilya Prigogine. Si, perché dalla chiamata numero 2 abbiamo assistito ad un colpo di scena dietro l'altro. I rumors circa la possibilità che i Lakers stessero progettando di cambiare la propria scelta avevano già iniziato a circolare vorticosamente da qualche ora, ma alla 1:35 di notte la soluzione Jahlil Okafor restava quella più accreditata. E invece dalla bocca di Adam Silver è uscito il nome di D'Angelo Russell, decisone che ha letteralmente terremotato il prosieguo del draft. D'Angelo nella città degli Angeli è sicuramente una notevole suggestione ed evidentemente Mitch Kupchak, stregato dall'ex Buckeyes nel corso dei workout, ha ritenuto che sarebbe stato un peccato mortale lasciarsi scappare un simile concentrato di talento. Quella del Gm losangeleno è la più tipica delle sliding door: genio visionario o eretico miscredente? Il potenziale del playmaker da Ohio State è sotto gli occhi di tutti ed i gialloviola potrebbero essersi assicurati il prossimo franchise player, come il bust più clamoroso di questa edizione (Bowie, Kwame, Darko e Bennet restano irraggiungibili, ben inteso). La volontà di non aggiungere un lungo come Jahlil Okafor al proprio roster lascia presagire la possibilità di una trade (quella con i Kings per DeMarcus Cousins è una pista caldissima) e Jordan Clarckson ha già la valigia in mano. Ovviamente la scelta dei Lakers che ha scombinato i piani di tutti e gli altri 28 Gm della Lega ha provocato un effetto a catena. I Sixers, convinti di potersi aggiudicare i talenti dell'ex Buckeyes per risolvere i problemi in cabina di regia, hanno deciso di puntare sul giocatore più talentoso disponibile in quel momento, chiamando Jahilil Okafor da Duke University. L'approdo del lungo da Chicago nella città dell'Amore Fraterno apre tutta una serie di problematiche: come potrà essere la convivenza con Nerlens Noel e Joel Embiid? Qualcuno verrà tradato? E poi ancora: Ma Embiid, veramente, come sta? Tornerà? E se sì, dove? Ai posteri l'ardua sentenza.... Di certo basterebbe osservare il volto del ragazzo al momento della seconda chiamata per capire che il primo a non essere soddisfatto è proprio Jahlilone nostro. E' stato quindi il turno di Phil Jackson di mettere il carico da 90. Con Emmanuel Mudiay e Justise Winslow ancora disponibili, il "Maestro Zen" ha deciso di puntare tutte le proprie fiches su Kristaps Przingis da Liepāja, Lettonia. La reazione dei tifosi dei Knicks presenti al Barclays Center è forse la pagina più brutta di questo draft: i più grandi hanno fischiato a più non posso in alternanza a sonori "boooo", i più piccoli hanno addirittura pianto. Però Jackson è così, lo è sempre stato: prendere o lasciare, e direi che sulla base dell'esperienza pregressa si dovrebbe provare a prendere a priori, a scatola chiusa. I fischi ed i "boooo" sono ingenerosi, certo, ma dal mio punto di vista non sono rivolti direttamente al ragazzo, quanto piuttosto all'intelligence dei Knicks, rea di avere puntato sul "cavallo" meno mediatico (e forse pronto) dell'intero mock. Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette (questo altr'anno non giocherà con la maglia numero 7, perché quella è di Carmelo) e Phil lo considera perfetto per il suo "Triangle offense". Adrian Wojnarowski, uno che di pallacanestro a stelle e strisce ne capisce a palate, l'ha definita la possibile "steal of the draft", qualcosa vorrà pur dire... In tutto questo bailamme gli Orlando Magic hanno scelto lo spavaldo Mario Hezonja, i Sacramento Kings Willie Cauley-Stein (ma se c'è DMC perché proprio lui? DMC è già a prendere il sole a Venice Beach forse?), i Denver Nuggets Emmanuel Mudiay dalla Cina con furore, i Detroit Pistons Stanley Johnson e gli Charlotte Hornets Frank "The Tank" Kaminsky, un lasagnone bianco con delle mani da pianista e piedi da ballerino. Con questa siamo giunti solo alla chiamata numero 10 e ci sarebbero ancora una infinità di temi ed argomenti di cui divertirci a chiacchierare: Terry Rozier ai Celtics, Sam Dekker a Houston, la folle scelta di Larry Nance alla 27 (dai c'è una trade, basta fingere...) e la frettolosa decisione dei Cavs di liberarsi seduta stante di un prospetto interessante come Tyus Jones che avrebbe anche potuto occupare lo spot di primo cambio di Kyrie Irving nella prossima stagione, ma non intendo tediarvi oltre... Come ogni anno, anche in questa occasione (e forse di più), la notte del Barclays Center ci ha lasciato un mare di interrogativi. Ma va bene così: di solito tendo a dubitare sempre di chi non dubita mai di niente. 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