NBA2k17 review: quando l'eccellenza riesce a stupire ancora

Il miglior gioco di basket per console non tradisce le aspettative.
29.09.2016 18:45 di Simone Mazzola Twitter:    Vedi letture
NBA2k17 review: quando l'eccellenza riesce a stupire ancora

Quando ci si approccia al nuovo NBA2k17 le aspettative sono molto alte, perché è considerato unanimemente il miglior gioco di simulazione cestistica per console in assoluto.
L’anno scorso ha schiantato in maniera inequivocabile NBA Live infliggendogli una sconfitta che poteva quasi dissuadere dal far uscire la nuova edizione.

Avviato il gioco già l’intro con un mixtape di azioni dei protagonisti del gioco che regala subito una certa adrenalina, dopo quella della copertina che vede ritratto Danilo Gallinari come testimonial italiano.
Per tutti gli arcaders si vola subito alla prima partita e io mi sono cimentato in un Warriors@Thunder, giusto per mettere un po’ di pepe emotivo all’esordio.
La partita è inizialmente combattuta e Durant nel primo quarto tira praticamente una volta sola, mentre capisco molto presto che sono stati ridefiniti i concetti di tiro da tre punti con Curry che infila due bombe pazzesche da dieci metri. Westbrook risponde dominando difensivamente l'MVP, ma il secondo quintetto dei Warriors crea la fuga. Nel terzo quarto arriva un break devastante sulle note di Durant che m’infastidisce a suon di palle perse (non so usare bene la selezione del destinatario dei passaggi cambia semplicemente l'efficacia del proprio gioco). La difesa e il contropiede fanno il resto e i Warriors vanno a +18. Senza un motivo apparente rimonto sulle note di Kanter che vicino a canestro domina come negli scorsi playoffs e un pick and roll che onestamente sarebbe difendibile molto meglio da un’intelligenza artificale che non riesce ancora a creare aiuti dal lato debole (se il palleggiatore è raddoppiato e l’area è aperta sono spesso due punti in appoggio per il lungo). Un bellissimo aspetto che ho notato è il flow con cui le squadre giocano: se una gioca bene e prende ritmo segna anche canestri difficili, mentre se fatica difficilmente gli viene regalato qualcosa. Ilyasova fa il sorpasso a 18” dalla fine con una tripla e il senso del dramma sale. Durant s’isola contro Roberson, caracolla e con il suo trademark move in isolamento-arresto-tiro segna il sorpasso a 0.8” dalla fine. La preghiera di Westbrook finale non va e tutti vanno di chest pump su KD. La vendetta dei Thunder non arriva, ma che bello giocare con Cameron Payne che tira ad archibugio, Westbrook che salta come un grillo da fermo e Thompson che la fa andar via senza farla scendere sotto l’equatore.

La seconda partita è Cavs-Spurs e qui vi tralascio la nuda cronaca, ma ci sono alcuni dettagli splendidi da notare. Il jumper di Gasol è uguale alla realtà e quando tira i liberi si soffia nelle mani come fa abitualmente. Irving è un clamoroso ball handler mentre la meccanica di tiro tutta particolare di Aldridge è semplicemente perfetta. L’unico neo sono i timoeut tradotti con le esortazioni del coach, che però hanno più o meno sempre la stessa faccia. Se i giocatori sono assolutamente perfetti nei loro avatar gli allenatori ogni tanto non sono esenti da pecche. Ultima nota? Il terzo tempo euro-step di Ginobili con appoggio in allungo che mi ha fatto pensare di vedere una partita degli Spurs su Sky e invece era il gioco.
Gli schemi offensivi sono ottimi e vanno sempre a colpire i punti forti dell’attacco (I Bulls vanno in post da Wade, gli Spurs giocano in movimento, i Cavs fanno inventare LeBron dal pick and roll e i Warriors giocano a ritmi altissimi non rifiutando mai tiri), se dobbiamo trovare una piccola pecca riscontrata sia da partite simulate che giocate è la troppa incisività della difesa sugli uno contro uno anche di attaccanti notevoli come Westbrook, Lillard, James e tanti altri. Quando l’uomo viene battuto tendenzialmente c’è spazio per andare in fondo, ma batterlo dal palleggio non è così semplice come si potrebbe pensare. C’è qualche palla di troppo che finisce nel canestro dopo strani rimbalzi sul ferro, ma sono gocce in un oceano di perfezione di grafica, giocabilità, realismo e pallacanestro.
Per ora è giusto parlare della giocabilità e di quello che interessa al gameplayer medio, ovvero divertirsi con un’amichevole o un campionato con la propria squadra. Poi c’è la modalità carriera, ma per quello probabilmente servirà un articolo a parte.

Se cercate qualcosa di meglio rispetto a 2K17 siete fuori strada ed è un gioco per tutti: da chi vuole una modalità arcade ma con sano realismo, sino a chi smanetta e può chiamare schemi diversi a ogni azioni, inventandosi step back e movimenti tipici di ogni giocatore.
Insomma, non potete farne a meno se avete una console e delle emozioni cestistiche.