L'ora della finale: Avellino e Venezia, la storia parte dal Paladelmauro

La storica finale di FIBA Europe Cup prende il via dalla Campania
24.04.2018 16:19 di Ennio Terrasi Borghesan Twitter:    Vedi letture
L'ora della finale: Avellino e Venezia, la storia parte dal Paladelmauro

L’emozione della prima volta contro l’ebbrezza per delle sensazioni riassaporate dopo quattro generazioni.

Avellino e Venezia sono due delle migliori squadre che oggi può esprimere il campionato italiano, e da domani daranno via alla prima finale continentale tricolore dal 1993 e l’ottava in assoluto -la terza, dopo Roma-Caserta 1986 e Roma-Pesaro 1992 in coppa Korac, a non vedere impegnata una squadra lombarda- in quella che doveva essere una coppa ‘di riscatto’ dopo una prima parte di stagione difficile in Europa, con le premature eliminazioni in Champions League.

Entrambe arrivano all’appuntamento nelle condizioni migliori: la Reyer ha riconquistato la vetta del campionato grazie al successo di Brescia su Milano, mentre la Sidigas col sofferto successo di Capo d’Orlando ha conquistato la terza vittoria consecutiva (quinta contando anche l’Europa) ritrovando quella brillantezza smarrita in avvio di girone di ritorno, in concomitanza con le eliminazioni in Champions e Coppa Italia.

Precedenti stagionali, in campionato, equamente distribuiti: +10 Avellino nel girone d’andata e +14 Venezia lo scorso 1° aprile, l’ultima sconfitta in ordine temporale patita dalla squadra di Sacripanti. Una sfida che è stata anche una semifinale Playoff lo scorso anno (4-2 per la Reyer dopo che Avellino era andata avanti per 2-1): due squadre, quindi, con più di un conto in sospeso.

Alla vigilia allenatori emozionati e giocatori altamente motivati, con una curiosità che riguarda Gianluca Tucci, assistente di De Raffaele sulla panchina di Venezia: avellinese doc, proprio lui fu l’allenatore della promozione della Scandone in B1 prima e A2 poi, e sempre ad Avellino deve il suo esordio in Serie A. Adesso, per lui e per la Reyer, l’emozione di una finale europea tutta italiana, per (almeno) 80’ tutti da vivere.