Nella Eastern Conference di quest’anno il livello di basket si è alzato rispetto alle scorse stagioni, non nell’elitè ma nella “zona di mezzo” dove molte squadre come Pacers, Hornets e Magic stanno giocando al di sopra delle aspettative. Altre come Toronto e soprattutto Atlanta stanno facendo un pochino meno, ma i Chicago Bulls vogliono ambire alla zona di classifica dei Cavaliers.
Il 27 novembre 2010, dopo una vittoria sofferta a Sacramento, Joakim Noah mantenendo a stento l’esaltazione disse: “Abbiamo l’identità combattiva del nostro allenatore. Lui è uno dei professionisti più affamati in assoluto e noi siamo come lui”.
Nel 2015 è passato un grande quantitativo d’acqua sotto i ponti. La famosa identità, con la fame e il coach hanno preso altre strade, Noah è diventato un role player della rotazione e i Bulls stanno cercando di ritrovarsi sotto un nuovo allenatore e con un leader, Derrick Rose, che sente di non essere più quello di prima.
L’ex MVP sembra aver preso coscienza di non poter tornare quello di prima e sembra quasi rassegnato a questa situazione senza quasi lottare, cosa che ha sempre fatto anche a costo di far a cornate con il mondo.
Sente che la squadra non è più sua, che Jimmy Butler è “the man” e che il gioco veloce e fatto di quick decisions nelle idee di Hoiberg si sposa perfettamente con lui…ma cinque anni fa.
Il processo di transizione da una chiusura mentale che ha sfiorato l’ottuso ma che ha creato sempre una forte identità, deve far spazio a delle briglie più sciolte, a dei giocatori più artefici del loro gioco, ma di sicuro anche più esposti all’errore o allo "smarrimento" dettato dalla mancanza di una guida.
I Bulls hanno anche quest’anno la possibilità di essere gli unici, credibili, antagonisti dei Cleveland Cavs a Est, pur essendo evidentemente inferiori a parità di stato di salute. Questo status di contender deve motivare tutti, anche due giocatori come Noah e Rose che erano le pietre miliari della precedente rosa e ora si trovano in un ruolo diverso e ridimensionato.
L’ambizione di titolo per i Bulls passerà soprattutto dalla loro capacità di riciclarsi. Il processo sarà lungo e dovrà avere una gittata che va al di là di questa stagione, ma non si può fare e meno di pensare in grande anche oggi.
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