Il diritto di veto di Carmelo Anthony e le altre notizie dal mercato NBA
Sembrava essere tutto sopito negli intermezzi di un mercato Nba che aspettava solo il colpo che muoverà Kyrie Irving, ancora non si sa verso quali sponde: eppure invece sono tante le storie che si intersecano sull’asse Cleveland e non solo…
Est è territorio di caccia, così come la free agency sembra aver dettato. Tra le squadre che aspettano ancora per muoversi sul mercato sembrano essere in fermento i Milwaukee Bucks, che non hanno attinto monto dai senza contratto in quanto hanno un roster fondato su giovani di prospettiva, ma anche e soprattutto perché hanno da digerire i pesanti contratti di Henson e ancor di più di Monroe. La squadra di Kidd ha messo sul mercato i due lunghi, soprattutto il secondo potrebbe essere inserito in qualche trade più che interessante, e state certi che, roster alla mano, l’ex pivot dei Pistons potrebbe far comodo a chi come San Antonio ha sicuramente bisogno di un lungo di ruolo per poter rimpinguare un pacchetto ad oggi senza profondità. C’era già stato un tentativo di avvicinare Henson quando si parlava di Rose per i texani, ma al momento le cose sono in standby.
Utah che comunque ha dovuto vedere partire Gordon Hayward, sembra pronta a ricostruire. La voce che parla da Salt Lake è quella di uno dei ragazzi che sono stati confermati dalla franchigia mormone, ossia Ingles, che ha preso una bella estensione al massimo da potersi offrire e ora punta ad affermarsi ancor prima che come uomo squadra anche e soprattutto come leader del gruppo. Da australiano, ha lanciato quella che più che un’anticipazione sembra essere un invito, al suo connazionale Andrew Bogut a unirsi alla causa dei Jazz. Sicuramente interessante la mossa, sicuramente un legame nazionalistico parla in tal senso, ma se il pivot fosse pienamente recuperato e firmabile a cifre ragionevoli, l’addizione potrebbe valere davvero la candela, anche perché una formazione che potesse disporre, anche contemporaneamente sul campo, di un pivot forte fisicamente come Gobert e di uno tattico come Bogut è davvero un gran lusso per una non contender, che alzerebbe notevolmente il tasso tecnico.
Houston continua a prendere e riciclare giocatori con la pala, ultimo di questi è l’ala Isaiah Hartenstein, scelto alla numero 43 nel draft di quest’anno e che nella stagione appena finita ha giocato per coach Jasikevicius allo Zalgiris Kaunas. Per non occupare un altro dei 15 posti a roster (cosa che al momento già è verificata) ma nel contempo per non perdere i diritti sul tedesco, la soluzione sembra quella di mandare il giocatore in G League (l’ex DLeague ora acquisita dalla Gatorade) alla affiliata dei Maine Red Claws (in cui sarebbe curioso vedere un’ala comunque strutturata nel run and gun portato all’estremo), ma si vagliano comunque altre ipotesi come un two-way contract in modo da tenerlo col gruppo della prima squadra fin da subito senza occupare uno dei preziosi spot della rotazione a 15.
Se l’avevamo accuratamente evitata, l’affaire Irving torna di attualità per il domino di situazioni che si sta venendo a creare, nonché per le franchigie ed i giocatori, non sempre di secondo piano, che finiscono nel mezzo, e non necessariamente nel tritacarne di una trade. Miami uscirà quasi sicuramente di scena dalla caccia al #2 dei Cavs, in quanto alla proposta fatta e (sembra) declinata dalla franchigia dell’Ohio, in quanto a breve potrebbe essere costretta a occupare parte del suo monte salariale. Infatti in pochi giorni scadrà il termine, spirato il quale Josh Richardson sarà rifirmato con estensione dalla franchigia della Florida. Una conferma tutto sommato dovuta la ragazzo, uno di quelli che portano legna alla causa, ma che taglia fuori gli Heat dalla possibilità di upgrade.
Altra possibilità che sembra tramontata è forse la chicca del giorno, con le parole al NY Post di Carmelo Anthony (che già ha abbastanza problemi dal suo divorzio) che hanno lasciato inequivocabilmente intendere che la stella dei Knicks non avrebbe assolutamente intenzione di associarsi al team di Lebron, ed il tutto proprio a causa dell’affaire Irving, di cui non gli piace la gestione. Probabile che l’estensione dell’ombra lunga sulla situazione di King James non abbia fatto piacere a Carmelo, che probabilmente ha avuto anche qualche impressione dal suo ex compagno Rose, esodato da New York in gran fretta e con il quale non sembrava avere un feeling sul parquet (non a caso la dirigenza Knicks ha preso Session come play per la prossima stagione). Se la meta preferita sarebbe sempre e comunque Houston, la trade sarebbe difficile, perché i Rockets vorrebbero piazzare Ryan Anderson ed il suo contratto oneroso, mentre New York spera di prendere qualcosa di più di un giocatore tiratore ma non leader, specie in una squadra dove hai già Porzingis. Ecco che quindi quando nel weekend Carmelo sarà impegnato in eventi di beneficenza e in un torneo con montepremi per homeless, con partite a Baltimora con squadre collegiali (tra cui la sua Syracuse), le sirene del mercato saranno aperte. Washington potrebbe candidarsi di diritto a pensarci, ma deve mettere un contratto pesante visto che ha appena rinnovato Porter ad altissime cifre. Si vocifera di un’apertura alle situazioni Portland e Oklahoma City, ipotesi suggestive e che darebbero all’Ovest una competitività mai vista, ma come si dice, Agosto è appena iniziato, l’estate è solo alle sue prime porte.
