Il futuro NBA tra allargamento e ricollocazione: un'analisi in salsa jazz
Mentre buona parte della stagione “estiva” del mondo NBA è oramai trascorsa, una delle tematiche che continua a rimbalzare su tutte le fonti è il concetto di espansione, un tema che è stato preso, amato e poi quasi sputato via dal commissioner Adam Silver. Ovvio che al di là delle tante speculazioni economiche che potrebbero derivarne, sono molti fan a chiedere un allargamento della lega, che renderebbe il campionato americano quello con più squadre nella sua massima serie.
Se è vero che comunque gli accordi sui diritti tv han portato benefit economici, è altrettanto inequivocabile che non tutti i posti del vasto stato americano possono generare un significativo profitto, né è chiaro come la spalmatura potrebbe cambiare con il passare dei prossimi anni e il futuro delle tecnologie che potrebbero spostare le attenzioni su altri mezzi di comunicazione diversi dal tubo catodico.
Al momento la soluzione che sembra più probabile è quella di un ingresso di due squadre, ma il termine che si è dato Silver è addirittura decennale, con la presidenza Trump che ha sensibilmente allontanato anche la paventata ipotesi di Città del Messico, innalzando anche un muro. Sembra quindi improbabile che alcune grandi arene in costruzione e/o polivalenti potranno mai ospitare un evento legato al campionato Nba nel futuro più immediato. Come inserire quindi le squadre che aspirano a tornare sulla pista da ballo?
Al momento gli spiragli maggiori sembrano essere quelli relativi ad un riposizionamento delle squadre sulla mappa, perché se molte squadre hanno blindato la franchigia ad una città alcune squadre sono un tantino traballanti. Il caso più eclatante è quello dei New Orleans Pelicans, detenuti attualmente da Tom Benson, che fu scelto come “intermediario” locale nel 2012 quando la squadra passo nelle sue mani. La clausola di lock up dell’accoppiata Pelicans con la città del Jazz è ancora salda fino al 2024, ma Mr Benson è un anziano 90enne che ha appena finito una battaglia legale contro i suoi figli, rallentando quel processo di garanzia della continuità successiva alla data appena citata, specie se il proprietario dovesse lasciare queste terre prima della data, visto che la clausola era ad personam.
Ora per scongiurare i trasferimenti si richiedono comunque standard di “opportunities and facilities” e la città di New Orleans e lo stato della Louisiana sono stati storicamente quelli che hanno sostenuto la ristrutturazione NBA nel corso del tempo. Bisogna considerare quali nuovi mercati possono uscire, se ci possono essere sgravi fiscali, e se può affidarsi appunto continuità al rapporto con la città occupante. Nel tempo, Atlanta ha coinvolto lo stato della Georgia nella costruzione/ristrutturazione dell’arena di gioco, Bucks, Pistons e Warriors inizieranno le prossime stagioni in arene nuovissime e futuristiche, ed è questo quello che Silver guarderà e spunterà dal suo foglio.
Per i tanti, forse troppo, nostalgici dei Seattle Sonics, sembrerebbe che nonostante i tanti soldi, arrivati da Oklahoma visto che la squadra non è stata rifondata come da accordi, che han finanziato la nuova arena, bisognerà ancora pazientare, magari sperando che di qui a 7 anni e quella scadenza della Benson’s clause, qualcosa non sia ben ingranato in Louisiana per provare a riportare la pallacanestro nella città della pioggia. Dunque, tutto il mondo è paese, con tante promesse di allargamento, ma pochi fatti concreti, con il legame della politica amministrativa che fa la voce del più forte, ancor più del gran ciclo di endorsment connessi ai mercati della città interessate dal carrozzone NBA.
