La Pacific Division ha subito lo scorso anno una netta frattura tra Warriors, Clippers e il resto delle squadre. Evidentemente Kings, Suns e Lakers erano a un livello inferiore, anche se le due californiane hanno messo a segno qualche colpo per provare a ricucire il gap.
I favoriti rimangono i campioni NBA dei Golden State Warriors che in sostanza hanno mantenuto lo stesso nucleo che ha vinto la scorsa stagione, perdendo fisiologicamente David Lee, ma portando a casa un veterano come Wallace che potrebbe risultare utile in modo molto simile a neo Boston Celtics. E’ certo che il suo ruolo sarà marginale e il rinnovo di Draymond Green ha messo in chiaro su chi si punterà per il ruolo di quattro da qui al futuro. L’unico pericolo per gli uomini di Kerr è un certo senso di appagamento da titolo che per forza di cose ti fa perdere una piccola parte di aggressività, che a livello di playoffs potrebbe costare.
I Los Angeles Clippers hanno messo a segno subito il colpo che mancava allo scacchiere, ovvero la leadership di Paul Pierce, tornato alla corte di Rivers che ha visto i suoi cadere pesantemente sul più bello della scorsa stagione, quando tutto sembrava pronto per una cavalcata trionfale. Dell’affare Jordan si è detto tutto e anche oltre, ma la sua permanenza è una chiave importante per l’immediato futuro della franchigia che ora annovera nelle sue file anche un Josh Smith alla ricerca di titolo e leggermente rilanciato dall’esperienza a Houston. Non è una squadra che, eccetto Pierce, Paul e Redick, brilli per IQ cestistico, ma di sicuro tutto quello che arriverà sotto la finale di conference sarà una delusione.
I Phoenix Suns potrebbero tranquillamente scivolare in ultima posizione all’interno della division nonostante la conferma di Knight e l’acquisizione di Chandler che potrebbe risultare molto importante per gli equilibri. Le perdite di Morris e Wright potrebbero pesare all’interno della rotazione, assieme a quella di Gerald Green che nella scorsa stagione ha portato praticamente da solo il peso della panchina.
E’ credibile pensare che sarà un anno di transizione in Arizona.
Il destino dei Los Angeles Lakers è legato a quello di Kobe Bryant. Se il Mamba riuscirà a giocare ai suoi livelli e rimanere sano, i Lakers possono anche provare a lottare per i playoffs, in caso contrario ci sarà poco da fare.
Di sicuro le mosse sul mercato sono atte a migliorare e portarsi a casa due giocatori del calibro di Lou Williams e Roy Hibbert fa schizzare in alto le quote della squadra, se a questo aggiungiamo il rientro di Randle e la seconda scelta assoluta Russell, abbiamo una squadra che intriga tantissimi addetti ai lavori.
Detto ciò, tutto passa da Kobe e dalla sua salute, per provare a fare un’ultima positiva cavalcata in questa stagione.
Per chiudere ci sono i Sacramento Kings che hanno fatto parlare di sé sin dall’inizio. Sembrava che George Karl non avesse intenzione di avere Cousins nel suo roster, arrivando a rischiare il posto per tale idea. A problema sistemato sono arrivati gli acquisti di Rondo, Belinelli, Koufos e Casspi che danno un po’ di sostanza a una squadra dal talento inespresso, ma oltre a questi ci sono anche tutti i Free Agent che hanno candidamente snobbato le proposte (anche consistenti) di Ranadivè per accasarsi altrove. Come spesso detto non bastano i soldi per attirare i giocatori e con tutte le varie personalità presenti all’interno dello spogliatoio di Karl, non ci sono via di mezzo: o zero o hero.
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