L’NBA ha annunciato nella serata di ieri la propria decisione di togliere a Charlotte l’organizzazione dell’All Star Game 2017 a causa della legge contro la tutela delle minoranze gay, lesbiche o transgender.
Per spiegare politicamente la scelta bisogna sapere che tutto è iniziato il 22 di febbraio quando la città di Charlotte, la più popolosa del North Carolina, ha emanato un’ordinanza che proibisse la discriminazione verso le persone lbgt all’interno di locali e attività pubbliche espandendo la già esistente legge sulle discrimnazioni razziali e religiose.
Per questo il 23 marzo i rappresentanti del North Carolina si sono riuniti in una sessione speciale non solo abrogando tale ordinanza, ma soprattutto impedendo la creazione di una lege futura che tutelasse le persone lbgt dalla discriminazione rendendo così possibile ogni diversità e giustificandone la persecuzione.
Ovviamente questa decisione è finita subito sui banchi dell’Olympic Tower che aveva stabilito l’organizzazione dell’ All Star Game 2017 proprio nella città di Charlotte.
La discussione è stata lunga e la decisione piuttosto difficile da prendere, ma con un comunicato stampa nella giornata di ieri, il commissioner Adam Silver ha deciso di revocare l’assegnazione della festa di metà febbraio alla città di Charlotte riservandosi di decidere la rilocazione dell’evento. New Orleans sembra la città più accreditata per poterla ospitare, mentre per Michael Jordan e tutti gli Hornets è un brutto colpo: “Ci dispiace moltissimo di non poter più ospitare l’All Star Game che ci era stato assegnato –scrive la società in un comunicato- ma dall’altro lato comprendiamo perfettamente la decisione del commissioner Adam Silver e speriamo di poter ospitare di nuovo l’evento in futuro”.
La lega ha spiegato la propria scelta dicendo di non poter agire sulle leggi di ogni singolo stato, ma di non sentirsi rappresentata da una città che fa della discriminazione sessuale un suo fermo credo.
Si sono posti dalla parte della lega anche alcune star come Steph Curry e Kevin Durant che hanno severamente condannato la discriminazione non identificandosi con essa. “Credo sia stata una decisione difficile da parte della lega –scrive Durant su Twitter- ma sono d’accordo. La discriminazione non può essere permessa in ogni caso”. “E’ davvero un dispiacere per i tifosi e la città di Charlotte –prosegue Curry- ma come giocatori supportiamo la scelta della lega, sebbene continuiamo ad amare Charlotte come città e i propri fan. Speriamo che possano tornare presto ad organizzare un simile evento”.
Nel 2018 la parata delle stelle sarà organizzata in quel di Los Angeles e Charlotte spera di poter essere in lizza per l’edizione 2019, ma intanto c’è da organizzare la prossima e rilocalizzarla per garantire un ottimo sfondo al weekend di festa.
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