Walton ai Lakers per tornare grandi, ma il lavoro è tanto
L'assistente dei Warriors sarà l'head coach dei primi Lakers senza Kobe Bryant. Tanta responsabilità, ma un'occasione unica per dimostrare il proprio valore.
La notizia della notte, oltre ovviamente alle due gare sette in programma domenica che fanno fregare le mani agli appasionati, è la firma da parte dei Lakers di Luke Walton.
Dopo tanti rumors che hanno riguardato molti nomi papabili per la panchina dei Lakers, la società ha deciso di affidare il post Kobe Bryant a un coach giovane, che ha sì fatto bene nella prima parte di stagione con i Warriors dove è stato coach ad interim, ma che in realtà non ha ancora avuto una vittoria ufficiale completamente "a suo nome".
Nonostante questo sembra un ottimo fit per il presente, ma soprattutto per il futuro dei Lakers, un pò anche perchè ha vissuto dall'interno il sistema dei gialloviola quando era giocatore.
Ci sono tre aspetti importanti che determineranno la qualità del lavoro di Walton per un progetto di ritorno ai fasti non semplice. In prima istanza dovrà ricreare fiducia e senso alla presenza di D'Angelo Russell in squadra, viste le ultime vicissitudini della scorsa stagione. Siccome è stata scelta come una delle pietre miliari per il futuro, bisogna restaurare un pò la sua credibilità sia all'interno dell'organizzazione, che in campo.
In seconda istanza dovrà cercare di portare un pò di ciò che ha imparato ai Warriors nell'ambiente Lakers, soprattutto dal punto di vista organizzativo e gestionale, perchè se è vero che non ci sono Steph Curry e Klay Thompson, la squadra deve ricominciare a remare nella giusta direzione.
Infine dovrà essere molto bravo a costruire la squadra del futuro, possibilmente attirando Free Agents importanti e facendo valere magari le sue conoscenze da giocatore.
Con il set attuale i Lakers difficilmente potranno pensare di tornare davvero competitivi a breve e per questo servirà qualche innesto importante che, la dipartita di Kobe e i milioni a disposizione, impongono di avere.
Inizia così una nuova era per i Lakers che non solo hanno salutato Kobe Bryant e tutta la "Lakersitudine" che impersonificava, ma ora hanno un allenatore giovanissimo che deve far crescere ragazzi molto inesperti per tornare grandi. Il tutto è molto intrigante e solo la storia ci dirà quanto buona possa essere stata la scelta.
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