I Thunder non si accontentano dello schiaffo inflitto ai Warriors in gara 3 e, sostanzialmente, ne piazzano un altro in gara 4, quella dove i campioni avrebbero dovuto reagire con la forza morale e la voglia di rivalsa e che invece ha visto ancora i dominare i padroni di casa per 48 minuti, come il 118-94 dice eloquentemente.
Il primo quarto viaggia sulla falsa riga di gara 2, con le squadre a contatto sino al primo strappo da doppia cifra Thunder, maturato con le palle perse degli avversari, il contropiede e i canestri facili. Questa volta la risposta arriva presto e con l’insolito apporto di Ezeli gli ospiti arrivano sino al -4 della prima pausa.
Anche qui, con Green e Curry incredibilmente distratti e pasticcioni, arriva la seconda mareggiata di OKC che apre la partita. Piovono letteralmente canestri da ogni parte con Westbrook incontenibile sui 28 metri (tripla doppia da 36 punti, 11 rimbalzi e 11 assists), Durant immarcabile e la coppia Adams-Ibaka a punire con regolarità sia vicino che lontano dal ferro. E’ il break di tutti, anche di un Waiters che non sbaglia un colpo uscendo dalla panchina e alla pausa lunga le lunghezze di vantaggio dei Thunder sono 19, assieme al record confezionato con il primo back to back da 70 punti in un tempo nei playoffs dal 1987.
Nel terzo quarto ritornano a galla gli Warriors con l’orgoglio e la voglia di Klay Thompson che da solo riporta i suoi in partita. Dopo i problemi di falli del primo tempo si trasforma in “attack mode” e segna 19 punti consecutivi rimettendo una scarsa doppia cifra tra le squadre.
Purtroppo per Kerr è una sfuriata estemporanea perché i suoi trovano i punti, ma non il ritmo in attacco senza coinvolgere tutti gli effettivi. Curry è irriconoscibile per atteggiamento ed efficacia: “Non è infortunato -ha detto Kerr nel post partita- ha solo avuto una brutta serata e può capitare anche al miglior giocatore del mondo”, mentre Green continua a fare a cornate contro la partita senza cavarne molto.
L’emblema del momento dei Warriors sono i canestri di Roberson (17 punti e 12 rimbalzi) che viene completamente ignorato vicino a canestro e può mettere prima due layup e poi la tripla che fa esplodere la Chesapeake. Westbrook continua ad attaccare, produrre punti e assists in un completo dominio fisico tecnico: “Io gioco ogni partita come se fosse l’ultima -dice- indipendentemente da chi ho davanti. L’unica cosa che m’interessa è essere importante per la mia squadra. Siamo in una buona posizione, ma nella prossima partita dovremo essere ugualmente concentrati perché sarà differente”.
L’effetto del momento Thompson è già svanito, i Thunder arrivano ancora prima su tutte le 50-50 balls e così Kerr, sotto ancora intorno alle venti lunghezze, svuota la panchina e ora dovrà inventarsi qualcosa di particolare a livello psicologico per recuperare la serie.
Per la prima volta in stagione i Warriors perdono due partite di fila e vanno via da OKC con 52 punti di distacco complessivi.
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