In molti hanno emanato sentenze troppo affrettate in questo primo turno, infatti dopo le prime due partite casalinghe delle serie, si attentava già all’idea che fosse il primo turno di playoffs più noioso dell’era moderna.
L’unica speranza era lo scivolone dei Thunder in casa contro i Mavericks che aveva dato un po’ di pepe alle serie, ma per il resto, Hawks, Clippers e Heat sembravano già aver ipotecato le serie.
Purtroppo (o per fortuna) nei playoffs gli scenari cambiano molto velocemente e non c’è tempo per compiacersi, visto che la sfida successiva è già alle porte e resetta completamente ciò che è successo.
Questo reset è stato addirittura una formattazione se pensiamo alla serie tra Heat e Hornets. Miami aveva vinto in carrozza le prime due partite della serie segnando 238 punti con il 58% dal campo (record di franchigia).
In gara 3 ci si aspettava una risposta da parte degli Hornets che è prontamente arrivata, ma la perdita di Batum per infortunio sembrava chiudere ogni velleità di rimonta, invece non solo la squadra di Clifford ha pareggiato la serie, ma ha completato l’opera espugnando la Florida e portandosi avanti 3-2 nella serie. La quinta partita è stata in controtendenza con le altre di Miami, infatti gli Heat hanno segnato meno e tirato peggio, così gli Hornets sono riusciti nonostante un ottimo Wade a rimanere in partita per piazzare la zampata finale con Courtney Lee.
Nell’ultima azione Wade ha tentato il tiro del pareggio, ma è stato respinto dalla difesa, molto probabilmente con un fallo che ha scatenato le ire del giocatore. Su Twitter la moglie Gabrielle Union ha manifestato tutto il suo disappunto dicendo (alla Reggie Jackson) che anche gli arbitri dovrebbero essere puniti o multati quando influiscono evidentemente su una partita così importante.
Nell’NBA vige la regola che il verdetto del campo è quello definitivo e così gli Heat sono obbligati a guardare avanti e provare a evitare un’eliminazione impensabile solamente sette giorni fa.
La mente va all’ultimo precedente simile quando nell’era di LeBron, quando andarono a Boston sotto 3-2 nella serie e vincendo poi alla settima grazie a una prestazione irripetibile proprio di LBJ: “Siamo già stati in questa situazione, ma non con questa squadra ed è una sfida nuova -ha detto Wade- ma non dobbiamo mai sottrarci dalla lotta, quindi andremo a Charlotte, daremo tutto e giocheremo fino in fondo per regalarci gara 7 in casa”. A non far presagire nulla di buono sono le ultime nove trasferte degli Heat che hanno portato la miseria di due vittorie che, se sommate al sense of urgency che la situazione impone, diventano difficile da gestire.
Serivrà tutta la leadership di Wade e Deng per provare l’impresa, anche se giova dire che un’eliminazione della squadra di Spoelstra sarebbe da considerarsi un fallimento, visto come era iniziato tutto.
Dopo una partita in cui il risultato finale è 124-92 e una squadra ha raggiunto i 43 punti di margine (prima volta che capita a una squadra di Popovich nei playoffs), ci sono ben poche analisi da fare.
Il pugno in faccia preso dai Thunder è tramortente e ...
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Adam Filippi, director global scouting per gli Charlotte Hornets, ma soprattutto dottore del t...