Non c’erano i presupposti emotivi, tecnici e tattici perché i Golden State Warriors potessero vincere gara 6 a Oklahoma City e, in realtà, il massimo riassunto della vittoria è una prova irreale di Klay Thompson che è stato in grado di mettere i tiri più difficili nel momento più importante della storia recente della franchigia.
I Thunder sono stati avanti per 46 minuti di partita senza mai ammazzarla, ma comunque controllando ritmo e punteggio, rintuzzando sempre le folate avute alternativamente da Thompson e Curry. L’ultima è arrivata nel finale e ha colto Durant e Westbrook fuori casa, facendoli ripiombare nel loro vecchio ed endemico errore. Negli ultimi tredici possessi della partita, ovvero quelli che hanno portato alle palle perse e brutti tiri, ci sono state ben dodici azioni in cui sono stati fatti uno o nessun passaggio finendo così in bocca alla difesa.
Iguodala ha dato spettacolo e rubato due palloni notevoli, ma se vogliamo fare una scala di merito è più l’attacco che si è infilato in un ginepraio che non la difesa ad obbligarlo.
Thompson e Curry hanno fatto il resto dimostrandosi dei veri campioni per come hanno saputo andare contro ogni logica e vincere una partita non bella, ma dall’altissimo senso del dramma.
Il “7” fatto con le dita della mano da Steph Curry dopo un canestro irreale che ha sigillato il match, ci dice che ora la situazione emotiva, tecnica e tattica è completamente ribaltata. Dopo questo colpo che stenderebbe un elefante, nessuno al mondo può mai pensare che i Warriors non colgano l’occasione di chiudere una storica rimonta.
E’ molto più probabile che i Thunder subiscano un blowout nella settima, piuttosto che compiere un’impresa, visto che il colpo psicologico di una serie condotta sotto tanti punti di vista, sarà davvero pesante.
Ciò che dispiace è sempre un approccio piuttosto accusatorio sui giocatori. Durant e Westbrook sono passati dal duo della redenzione dopo le prime quattro partite a una coppia di choker perché ha sbagliato i momenti importanti della partita, ma soprattutto non si dà il giusto merito a chi questa vittoria se l’è guadagnata con una prova leggendaria e anche ben oltre le proprie, pur notevolissime, corde. Klay Thompson ha giocato una partita irreale anche per i suoi incredibili mezzi siglando il record di canestri da tre punti per una partita di playoffs, segnandone alcuni onestamente irripetibili, mentre Curry ha giocato tre quarti di dominio andando a un alito dalla tripla doppia. Questo è avvenuto senza il singolo apporto quantitativo di un compagno, perché Green e Barnes sono in completa confusione, Bogut ha dato qualcosa, la panchina ha fornito un apporto molto relativo, mentre Iguodala ha fatto ottime giocate nel finale risultando fondamentale, ma sin lì aveva dato poco anche lui.
Ora il destino sembra già segnato, anche se l’hype per la gara 7 di questa serie rimane molto alto. Per Durant e Westbrook potrebbe essere l’occasione per fare una grande impresa che possa rimanere nella storia, ma Curry e i suoi sono ampiamente favoriti dal pronostico e dalla logica. Non ci resta che goderci questo settimo atto, provando a pensare in partenza ai meriti degli eventuali vincitori e non i demeriti dei vinti, perché così si denigra non solo chi esce sconfitto, ma anche chi porta a casa la vittoria.
Dodici mesi dopo. Stessi luoghi, stesso periodo, stessi interpreti anche se con qualche honorable mention in più.
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