Le finali NBA sono alle porte, LeBron James sfoggia una vecchia maglia numero 6 dei Cleveland Cavs per l’ultimo allenamento, mentre Curry continua a mettere tiri su tiri, ma da questa sera sarà tutto diverso. Il clima delle NBA Finals condiziona tutti, anche se c’è chi come Anderson Varejao ha curiosamente già l’anello in tasca e i protagoisti si sono già trovati quasi tutti in una situazione simile.
Fuori dal palcoscenico di San Francisco ieri è stata una giornata ricca di avvenimenti e ufficialità.
A New York i Knicks hanno ufficialmente dato il benvenuto a Jeff Hornacek come loro nuovo allenatore, allungandogli un contratto triennale da 15 milioni complessivi. La presentazione avverrà alla fine della prossima settimana per il quinto coach dei Knicks in sei anni e la durata del suo contratto spirerà esattamente con quella di Phil Jackson che in caso di fallimento potrebbe lasciare la società della Grande Mela assieme al coach. Assieme ad Hornacek il ballottaggio prevedeva anche la presenza di Frank Vogel e David Blatt, con un piccolo spiraglio anche per la promozione di Kurt Rambis, ma alla fine l’ex Phoenix Suns (101-112 il suo record totale) ha avuto la meglio e dovrà condurre i Knicks fuori dalle secche.
A Boston invece continuerà l’era della coppia Danny Ainge-Brad Stevens, infatti la società ha reso noto di aver contestualmente esteso i contratti dei due pilastri societari.
Non sono ancora stati resi noti i termini dell’accordo, ma già qualche tempo fa Ainge aveva detto che sebbene Stevens fosse al giro di boa del suo contratto di sei anni a 22 milioni di dollari, avrebbe lavorato per un suo rinnovo e così è stato. Stevens è unanimemente considerato come uno dei migliori coach NBA ed è probabile che la sua estensione lo porti ad essere pagato commisuratamente alle sue qualità.
L’ultimo annuncio della giornata è stato quello di Mike D’Antoni agli Houston Rockets. Leslie Alexander ha aperto la conferenza stampa specificando che la decisione di portare il coach a Houston è stata presa in perfetta comunione d’intenti con Daryl Morey perché era il tipo di basket che la società avrebbe sempre voluto giocare. Su questa decisione c’è stato un po’ di scetticismo generale per quanto riguarda la compatibilità tra voglia di vincere e tipo di gioco, ma la società ha fermamente respinto questo sentimento invitando tutti a lasciar parlare il campo. D’Antoni ha confermato questo sentendosi molto felice che la finale si giocherà, sostanzialmente, tra due jump shooting team e i Warriors sono proprio la concretizzazione ad altissimo livello del suo pensiero che non si pensava potesse portare alle vittorie e ai record.
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