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 Martedì 19 Gennaio 2016
NBA

Ben Wallace, apologia della classe operaia in paradiso

In un toccante intervallo, Ben Wallace ha visto salire la sua maglia sul tetto del Palace of Auburn Hills.
17.01.2016 18:04 di Simone Mazzola Twitter:   articolo letto 209 volte

SDONG!!!

Il tipico suono della campana che caratterizzava le sue giocate ha aperto una serata piena di emozioni per i Pistons tra la vittoria contro i Warriors e il ritiro della maglia di uno dei più grandi esponenti della cultura Bad Boys della città dei motori. Bad solo all'interno dei 28 metri, dove non faceva sconti a nessuno e quando c'era da respingere un'attacco avversario non faceva prigionieri indipendentemente dalla caratura dell'avversario.
Il suo nome è Ben e il suo cognome Wallace.
Quando si parla di lui non si può prescindere dal tessere le lodi di uno dei giocatori di rilievo meno dotati di talento in assoluto, ma che ha saputo fare della forza fisica, del sacrificio e della voglia di lottare un vero e proprio credo: "Quando sono arrivato mi hanno detto che cercavano uno che rubasse palloni, prendesse rimbalzi e stoppasse mettendo intensità. Erano stati chiari dicendo che non era loro intenzione passarmi la palla in attacco e io ho eseguito". 
Questa è stata una delle frasi più significative di Ben, ma che spiega, forse più di tutte, cosa sia stato questo giocatore e soprattutto cosa d'incredibile abbia fatto con una quantità di talento limitato.

Nell'intervallo è stato proiettato un video con una parte delle sue incredibili giocate, ma che soprattutto vi farà tornare alla mente quell'incredibile squadra allenata da Larry Brown che arrivò al titolo. Il coach ha voluto presenziare per voler rendere omaggio a uno dei giocatori che più ha apprezzato e a cui più è legato: "Cercavo qualcuno con le tue caratteristiche e la tua forza morale -ha detto- ci ha permesso di arrivare a vincere il titolo. Non ci sarà più nessuno come te".
Un altro bellissimo attestato di stima è arrivato da Draymond Green che ha scritto una lettera aperta al giocatore che più di tutti lo ha ispirato per diventare ciò che è: "Un cuore che non ha mai smesso di pompare con una determinazione che non potrà essere mai cancellata".
 

Il giocatore ha portato la famiglia a festeggiare con lui e i suoi compagni di avventure: "Voi mi avete motivato a fare sempre meglio -ha detto- e io ero soddisfatto solamente quando lasciavo il campo senza aver neanche una stilla di forza da dare".
Questo è stato riconosciuto da tutto il popolo di Detroit e da tutta la lega, che lo ha sempre riconosciuto come una star per un'integrità morale e una forza interiore difficilmente replicabili. In quella squadra campione NBA era il perfetto complemento per altri quattro giocatori di una classe, maturità e intelligenza irritrovabili successivamente. E' stata una squadra unica con un allenatore unico in panchina e un giocatore irripetibile in mezzo all'area.
Chapeau per tutto Big Ben

SDONG!


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