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 Venerdì 13 Novembre 2015
NBA

Memphis Grizzlies, quando la continuità diventa accanimento

La presenza di Gasol e Randolph, assieme a un roster che non brilla per talento medio crea diversi problemi.
11.11.2015 18:32 di Simone Mazzola Twitter:   articolo letto 177 volte

Dopo la sconfitta contro i Los Angeles Clippers per 94-92, i Memphis Grizzlies hanno collezionato l'ennesima delusione della stagione e sebbene abbiano giocato una partita dura, coriacea e combattuta fino in fondo, in pieno Grizz style, sono arrivati al punto in cui l'effort, nella sanguinosa Western Conference, non può più bastare. Servono le vittorie.

Dopo la scorsa stagione in cui l'ultima partita di playoffs aveva visto uscire dal campo un Gasol molto triste, ma che lasciava trasparire il fatto che non sarebbe tornato, serpeggiavano i dubbi nei tifosi, vista anche la situazione di Zach Randolph.
La società in estate è riuscita a rinnovare Gasol credendo di aver fatto bingo e di poter dare continuità a un progetto che aveva dimostrato sempre, di anno in anno, di riuscire a migliorare trovando nuovi interpreti e mostrando la propria solidità nel momento più importante. Nella scorsa stagione sono stati gli unici a frapporsi tra i Warriors e il titolo della Western Conference, ma l’idea di Kerr di giocare piccoli e sostanzialmente ignorare difensivamente Tony Allen ha messo a nudo tutti i problemi che già serpeggiavano.
In questa stagione hanno segnato solo il 28% dei tiri da tre punti aperti che hanno creato e se consideriamo che questi sono solo una piccola percentuale della loro totalità (21esimi nella lega) capiamo che offensivamente qualche problema c’è.
Questa mancanza di perimetralità condanna tutti, lunghi e piccoli. “L’area è una tonnara -ha detto Conley- è piena di corpi e sia per noi esterni che per i nostri lunghi diventa ingiocabile”.
Avere poi due giocatori non necessariamente perimetrali come Randolph e Gasol (sebbene il secondo adori starsene al gomito e gestire l’attacco con i passaggi), limita enormemente il flusso offensivo per Joerger.

Quest’anno anche la peculiarità che aveva reso questi Grizzlies osso duro per tutti sta venendo a mancare. Sono infatti 26° per efficienza difensiva e non stanno producendo i canestri facili senza i quali non possono vivere, anche perché poi si arriva ad avere il possesso del vantaggio contro i Clippers guardando Conley che palleggia per 21 secondi e poi sparare una preghiera senza che venga creato nulla di offensivamente pericoloso.
Robert Pera ha detto che la posizione di Joerger non è in dubbio, anche perché tutto quello che hanno prodotto in questi anni ha in calce ben visibile la sua firma, ma forse siamo di fronte a un accanimento terapeutico di un sistema che il basket del 2015 sta dimostrando essere non solo antiquato e fuori moda, ma soprattutto molto meno efficace.  
Sarà difficile invertire la rotta, anche perché sarà difficile mettere mano e rivoluzionare un roster così.
Aspettiamoci altre partite ai 70 dei Grizzlies e un lento ma costante declino fino a novità radicali.


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