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 Mercoledì 30 Dicembre 2015
NBA

Sei takeaways dal Christmas game: Love, James "il piangina", Curry e Draymond

Sei cose che abbiamo imparato dalla partita di Natale.
26.12.2015 19:01 di Simone Mazzola Twitter:   articolo letto 234 volte

Nella notte di Natale tutti gli appassionati attendevano i doni sotto forma di canestro che LeBron James e Steph Curry avrebbero recapitato nelle rispettive case, invece la partita è stata ben al di sotto delle aspettative.
Proviamo ad analizzare per punti quali sono stati alcuni momenti importanti.

- Gettiamo la maschera e diciamo che la chiave dei Golden State Warriors è la gestione del pick and roll da parte di Draymond Green. Con Curry a portare palla e venir raddoppiato quasi sistematicamente, la libertà di cui gode Green è totale e la sua decision making è cruciale per i successi dei suoi. Blatt in alcune situazioni ha preferito un suo tiro anche da molto vicino rispetto a collassare l’area e concedergli uno scarico per un bersaglio come Thompson sul perimetro. La scelta potrebbe essere estrema, ma sembra l’unica praticabile per togliere ritmo ai Dubs e Blatt ha dimostrato sino ad ora di essere l’unico ad esserci riuscito. Se vogliamo fare un parallelismo in Europa, viene in mente Obradovic quando con il suo Panathinaikos battezzava ad ogni azione Shaun Stonerook, un tiratore buonissimo da tre ma non propriamente abituato a prendersi tonnellate di tiri. Contro le squadre fortissime (come lo era Siena e lo sono questi Warriors), devi scegliere il male minore e forse veder fare 30 a Green potrebbe esserlo.

- Kevin Love E’ vero è solo l’inizio e Kyrie Irving è appena rientrato, ma la sua presenza nello stesso attacco suo e di James che tendono a isolarsi e tenere la palla in mano per creare è davvero di difficile collocazione. In questa partita è sembrato avulso e fuori ritmo, perché non è un tiratore sugli scarichi (può farlo, ma non sempre) e se deve raccogliere le briciole in attacco, posto quello che evidentemente ti toglie a livello difensivo con aiuti mancati e una nulla protezione del ferro, diventa difficile giustificarlo. Non è un caso che il miglior quintetto dei Cavs rimanga quello con quattro piccoli e Tristan Thompson che domina le plance.

- Se LeBron James pensa di poter vincere una partita contro gli Warriors giocando sempre uno contro cinque sbaglia e se n'è ben presto accorto. Iguodala sta dimostrando di poter fare tutto ciò che un umano normale è in grado contro di lui, sporcandogli spesso palla e permettendo alla difesa di collassare, se poi Shumpert e gli altri esterni non segnano da fuori, lui s’incaponisce ancora di più ad andare dentro, finendo in bocca agli avversari. Questo non solo porta brutti tiri, ma anche a una cattiva copertura della transizione concedendo il fianco a ciò che i Warriors usano per spaccare le partite. Negli ultimi cinque minuti ha tirato con 2-6 dal campo, 1-4 ai liberi e 0 assists. Partita storta e può capitare, ma sicuramente non da lui per letture.

- Attacco Cavaliers. Hanno chiuso con il 31.6% dal campo (terza peggior prestazione della storia quando LeBron è stato in campo) e se vogliamo trovare una prestazione comparabile dei Cavs dobbiamo tornare al 2006 quando persero 81-63 con i Rockets. Tutto il cast di supporto è mancato e quando si tira 7-19 negli open shots e 23-76 in quelli contestati, diventa difficile competere con i Warriors, sebbene LeBron e compagni se la siano misteriosamente (merito loro) giocata fino all’ultimo secondo.

- Un polpaccio cambia una stagione. Ovviamente ora i Warriors sembrano invincibili e in molti stanno già misurando un secondo anello per le loro dita, ma come ha dimostrato questa partita, basta uno stiramento al polpaccio per cambiare la storia di una stagione. Quando Curry ha dovuto lasciare il campo nel secondo quarto, i suoi sono stati rimontati e questo significa che basta davvero poco per cambiare le sorti di una serie di playoffs, posto che quest’anno la concorrenza è evidentemente superiore. I Cavs, nonostante tutto, hanno i numeri per giocare contro i campioni in carica ed è sempre bene aspettare prima di dare dei giudizi, perché: “Si ma i playoffs sono altra storia” è una frase fatta, ma non si allontana dalla realtà.

- Il momento più esilarante della serata:
“Ehi, hai visto quello lì grosso con il 23? Ammazza che frignone che è, ogni volta che lo toccano grida.
Occhio che ti sta guardando...
Oh salve signor LeBron, bella partita eh?”
 


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