La “prova di maturità”, chiesta da Portaluppi nei giorni precedenti la sfida, non è arrivata. L’Olimpia Milano prosegue la sua stagione altalenante in Eurolega, con molti più bassi che alti, e non riesce a trovare quella continuità, per poter davvero dire la sua anche oltre i confini nazionali. Il Maccabi Tel Aviv ha segnato di tutto, anche tiri molto complicati, però l’approccio difensivo dei biancorossi alla partita non è accettabile: Parakhouski (buon giocatore) sembrava dominante come lo Shaquille O’Neal dei bei tempi, mentre gli esterni andavano al ferro senza opposizione alcuna.
Gli israeliani hanno così trovato immediatamente fiducia e l’hanno poi mantenuta per tutti i 40 minuti, sfruttando il loro grande talento a disposizione, soprattutto tra i piccoli. Ed i biancorossi, pur continuando a mostrare i miglioramenti offensivi degli ultimi tempi, sono sempre stati in affanno e costretti ad inseguire, senza aver mai la sensazione o possibilità di girare la partita. Così è arrivata l’undicesima sconfitta su undici partite contro le prime otto in classifica, un segnale molto chiaro e forte, arrivati a due terzi della competizione: l’AX Armani Exchange non è di quel livello.
Una volta manca l’attacco, una volta la difesa, l’altra un fischio contrario oppure un’azione sfortunata: c’è sempre un dettaglio che non permette alla squadra di Pianigiani di battere una big, non trovando così un filotto di risultati per essere davvero competitiva. Restano dieci partite, dove l’Olimpia dovrà provare a vincere “l’altra Eurolega”, quella delle squadre fuori dai playoff, o almeno avvicinarsi il più possibile, per chiudere in una posizione dignitosa di classifica. Non è un obiettivo clamoroso o esaltante, ma un passo probabilmente necessario per poi lottare in futuro davvero con tutte.
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