“Possono anche fare 73-9, a me non interessa. Noi lo abbiamo fatto per primi e questo non cambierà” (Dennis Rodman)
Un artefice di quell’incredibile stagione da 72-10 in cui i Bulls ridefinirono il concetto di dominio, ha pronunciato le seguenti parole dicendo che indubbiamente i Bulls lo hanno fatto per primi, ma anche che ha visto la possibilità di questi Warriors di arrivare così in alto.
E’ successo spesso che dopo una decina di vittorie consecutive iniziali o una serie positiva molto lunga ci si avvicinasse a pericolosi paragoni con quei Bulls che hanno esteso quelle incredibili strisce vincenti a 82 partite, ma se c’è una squadra che in un livello di competizione così alta come la Western Conference ha dimostrato di essere testa e spalle sopra gli altri, questi sono proprio i Golden State Warriors.
Rimango scettico sulla possibilità reale e concreta che una squadra possa arrivare a 73-9, perché pur ponendo il caso che i Warriors possano farlo (e di certo ne hanno davvero le possibilità come tantissime statistiche avanzate dicono) ad un certo punto della stagione o hai davvero un antagonista che sta andando al tuo ritmo, oppure pensi fisiologicamente di preservarti e risparmiare i minutaggi alle tue stelle per i playoffs. Bisogna sempre ricordare che 82 partite, i viaggi e un livello fisico come quello attuale dell’NBA sono molto complicati da sostenere. Come detto da Basket Room ora un Westbrook ci mette esattamente la metà del tempo per percorrere il campo rispetto a uno Scottie Pippen negli anni novanta e questo obbliga i giocatori a dover dare ogni notte il massimo per fronteggiare atleti di altissimo livello.
Se i Warriors giocassero con la fame che stanno proponendo ora, sembra che davvero possano perderne anche solo cinque o sei in tutta la stagione, ma il loro obiettivo rimane ben più alto di un record di regular season.
Anche se Steph Curry non è dello stesso avviso: “Le grandi squadre che vogliono creare una dinastia, non possono e non vogliono concedersi serate di relax. Vogliono vincere e a noi interessa solo festeggiare di nuovo a giugno. Siamo tutti migliori inidvidualmente e di squadra, questo ci fa essere molto concentrati sull’obiettivo”.
La dichiarazione d’intenti di Curry è abbastanza chiara, ma anche le parole di un ex che conosce bene l’ambiente come Mark Jackson sono altrettanto significative: “I Warriors sono la miglior squadra dell’NBA al momento. Lo sono stati nella scorsa stagione e hanno vinto. Vedremo cosa faranno quest’anno, ma forse sarebbe il caso di smetterla con i paragoni alle squadre del passato. Godiamoci quello che abbiamo ora senza guardarci indietro”.
Di sicuro ci godiamo a pieni occhi ciò che questa squadra sta facendo e vediamo se ci sarà qualcuno in grado di fermarli in regular season e detronizzarli nei playoffs.
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