Era nell’aria da un po’ il fatto che il rebuilding dei Chicago Bulls dovesse compiere ancora l’ultima mossa, ovvero quella che si definirebbe: rimediare a un proprio errore.
Dare a Dwyane Wade un contratto pesante nella scorsa stagione per provare l’ultimo assalto al successo con un gruppo che annoverava Jimmy Butler poteva anche aver un briciolo di senso, ma garantirgli la player option per restare dento all’accordo anche in questa stagione dove il rebuilding era perlomeno già in testa, è stato un errore non da poco.
A tre settimane dall’inizio della regular season e dopo almeno un mese in cui si paventava la possibilità, è arrivato l’accordo tra la franchigia dell’Illinois e il giocatore per un buyout che permette ai Bulls d’iniziare per davvero il rebuilding valutando tutti i giovani a disposizione dando loro lo spazio necessario per comprenderne il valore e che consente a Wade di cambiare aria e andare ad aggregarsi con tutta probabilità a un superteam, per inseguire le ultime possibilità di titolo in carriera.
Ovviamente con l’affare che ha portato Anthony ai Thunder ci sono tante squadre che vorrebbero i suoi servigi per assottigliare il gap che proprio Warriors e Thunder hanno messo a livello di talento. Dietro di loro ci sono almeno tre squadre con legittimo interesse e altrettanta necessità.
Queste sono rispettivamente Cavs, Rockets e Spurs, con la gentile partecipazione dei Miami Heat, dove Wade ha lasciato cuore e probabilmente qualche abitazione.
Le quattro contender hanno rispettivamente quattro salari elargibili per il veterano da Marquette: si parte dal minimo che possono mettere sul tavolo i Thunder a quota 2.3 milioni di dollari. Poco sopra ci sono i 2.5 di Cleveland, mentre San Antonio può spingersi fino a 3.3. La miglior offerta economica arriverebbe proprio dagli Heat con 4.2 milioni, ma le idee di titolo di Wade sarebbero accantonate in nome di una scelta più “umana”.
La corsa è aperta ed è lecito pensare che si risolverà molto presto, anche considerato il fatto che Wade per il buyout ha lasciato sul tavolo quasi nove milioni e lo avrà fatto in nome di un progetto per qualcosa di grande.
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