Olimpia, la storia di Kevin Punter: da New York a Belgrado

Un profilo della nuova guardia dell'Olimpia Milano, già vista in Italia con la Virtus Bologna e protagonista dell'ultima Eurolega.
22.06.2020 10:43 di Ennio Terrasi Borghesan Twitter:    Vedi letture
Olimpia, la storia di Kevin Punter: da New York a Belgrado

Ci sono stati almeno tre momenti cruciali nella carriera di Kevin Punter. Il primo quando lasciò New York per trasferirsi nel North Carolina con un solo obiettivo in mente, quello di mettere a posto la sua situazione accademica in modo da poter accedere ad una borsa di studio sportiva. Non ci stava riuscendo, così chiamò la madre annunciando il ritorno a casa. Fu una crisi passeggera. Poi Punter reagì e riuscì infine ad accedere allo State Fair Community College, a Sedalia in Missouri.

Il secondo risale al termine della prima stagione a State Fair. Il suo coach Kevin Thomas gli suggerì di non andare direttamente ad un college di prima divisione, al contrario di quanto consigliato ad altri due compagni di squadra. “Mi disse che probabilmente non sarei mai stato un giocatore da prima divisione – ha raccontato Punter -, e ancora oggi non lo dimentico. Il Coach è uno dei miei migliori amici, anche adesso, ma non riesco a dimenticare quelle parole. Ogni giorno sono state la mia motivazione più grande. Quando la mattina svegliandomi non avevo voglia di andarmi ad allenare, quelle parole mi spingevano fuori dal letto”. L’anno seguente, Punter diventò un realizzatore da oltre 20 punti di media e ottenne una borsa di studio dall’Università del Tennessee.

Il terzo momento di svolta si verificò dopo una discreta prima stagione ai Volunteers. Il suo coach era Donnie Tyndall, che aveva provato a reclutarlo per Morehead State. Punter era un realizzatore da poco oltre 10 punti di media. Tyndall fu sostituito da Rick Barnes, un nome importante, un coach che aveva allenato per 17 anni a Texas, guidando future stelle NBA come LaMarcus Aldridge e Kevin Durant, con 15 prime scelte prodotte in carriera. Barnes chiamò Punter suggerendogli di cambiare completamente la meccanica di tiro. “Non è stata una decisione facile, cambiare certi abiti è contronatura. Inoltre, lui era un buon tiratore, solo che aveva una meccanica errata, il gomito tendeva ad andare tutto a destra. Cambiare era necessario per fare il salto di qualità”, ha detto Barnes. Punter accettò il consiglio ed esplose, diventando un realizzatore da oltre 22 punti di media. Lavorare non l’ha mai spaventato e la sua carriera è un testamento alla sua perseveranza. “Servono 21 giorni per costruirsi un abito mentale e solo qualche ora per distruggerlo, questo mi ha detto il Coach. In estate non ho saltato neppure un giorno di allenamento e ho eseguito oltre 2.000 tiri al giorno. Non mi spaventa lavorare”, ha raccontato.

Kevin Punter viene dal Bronx ed è cresciuto come tutti i newyorkesi sui playground. Non ha mai avuto considerazione da stella. “A New York tutti giocano, quando vai al parco aspetti il tuo turno, qualche volta capita di passare inosservato ed è quello che è successo a me”, dice. Quando la carriera liceale stava volgendo al termine, i dubbi hanno fatto capolino. “Non avevo offerte per andare in college importanti, ero un po’ spaventato. Sono andato ad una prep school nel North Carolina per capire se aprire qualche porta fosse stato possibile. Ero ad un punto in cui dovevo decidere se continuare o meno”. La stagione finale a Tennessee, dove ha giocato assieme a Josh Richardson dei Philadelphia 76ers, è stata eccezionale – era il secondo realizzatore di una delle migliori conference d’America -, ma anche l’unica. Insomma, era troppo tardi per essere scelto nel draft. Quell’anno ebbe anche una frattura da stress al piede destro che lo costrinse a saltare le ultime otto partite della stagione, poco dopo aver centrato la vittoria più prestigiosa, contro Kentucky, segnando 27 punti davanti alla futura stella dei Denver Nuggets, Jamal Murray.

Ignorato nei draft, Punter ha dovuto praticamente ricominciare da capo. In Europa ha giocato ogni anno ad un livello sempre un po’ più alto, dal Lavrio in Grecia al Rosa Radom in Polonia poi Anversa in Belgio fino ad esplodere all’AEK Atene: arrivato nel 2018 a metà stagione, ha vinto la Coppa di Grecia, segnando 14 punti in finale contro l’Olympiacos pur partendo dalla panchina, e poi la BCL. Punter – che a Nymburk allo scadere aveva centrato la tripla della qualificazione ai quarti di finale – segnò 16 punti nella semifinale contro Murcia e altrettanti nella finale contro Monaco. Un anno dopo, è tornato a giocare le Final Four di BCL questa volta con la Virtus Bologna e le ha vinte di nuovo, stavolta non solo da top scorer ma anche da MVP. Nella semifinale contro Bamberg segnò 21 punti con otto rimbalzi, nella finale contro Tenerife ebbe 26 punti e sette rimbalzi. Visto che l’obiettivo è stato sempre approdare in EuroLeague, nell’estate del 2019 ha firmato appunto per l’Olympiacos Pireo.

La stagione in Grecia non è andata benissimo: l’Olympiacos ha anche cambiato allenatore, sostituendo David Blatt con Georgios Bartzokas. Punter ha giocato 11 partite segnando 6.8 punti di media. Ma quando è approdato alla Stella Rossa ritrovando Dragan Sakota, il coach che aveva all’AEK Atene, i suoi numeri sono esplosi: 15.9 punti, 1.5 assist di media e soprattutto un irreale 48.1% nel tiro da tre (oltre che 42/47 dalla lunetta, l’89.4%). Nelle ultime nove partite della stagione di EuroLeague, ha segnato nove volte in doppia cifra e quattro volte ha toccato almeno i 20 punti. “Alla mia prima stagione in EuroLeague, per me era importante fare esperienza e dimostrare subito di poter aiutare una squadra a vincere”, ha detto dopo aver segnato la tripla della vittoria a Villeurbanne al termine di una rimonta da meno 21. “E’ un tiro che ho eseguito e segnato migliaia di volte”, ha commentato. Da destra, ha usato il palleggio per spostarsi verso il centro, poi si è arrestato e ha sparato con sicurezza contro Ismael Bako. E’ stato il suo personale “coming out party” della carriera europea.

L’Olimpia è quindi la sua ottava squadra europea, ma la terza in EuroLeague e la prima a puntare davvero su di lui. In pochi anni da professionista ha vinto due coppe, tre trofei, è cresciuto affermandosi come uno dei migliori tiratori atletici del continente. “Sono felice di essere a Milano, voglio fare qualcosa di speciale insieme alla squadra”, ha detto.