Nick Young: il suo magico mondo dalla morte del fratello al museo delle scarpe

Ormai tutti lo identificano come Swaggy P ed è stato difficile anche capire il significato di questo nickname, così come la sua vita.
01.02.2015 16:00 di  Simone Mazzola  Twitter:    vedi letture
Nick Young: il suo magico mondo dalla morte del fratello al museo delle scarpe
© foto di sportscenter twitter

Se qualcuno vi fermasse per la strada e vi chiedesse qual è attualmente la personalità più stravagante dell’NBA, non potreste esimervi dal rispondere Nick Young, meglio conosciuto come Swaggy P. E' la quintessenza della personalità che fa notizia in modo spontaneo manifestando senza filtri quello che realmente è.

Nick nasce a Los Angeles il primo giugno del 1985, per ironia della sorte la città dove ora vive, gioca e nella quale ha firmato il primo contratto importante della propria carriera, con tutti i pro e contro del caso.
Antawn Jamison dice che è una persona dalla grande gioia di vivere. Non prende sotto gamba il basket come potrebbe sembrare, perché quando perde è il primo a dispiacersi, ma ha anche l’enorme pregio di presentarsi in palestra la mattina successiva regalando un sorriso a tutti.
Questo modus vivendi è merito di Charles Young, suo papà, che gli ha insegnato ad essere sempre contento di ciò che si ha, anche nei momenti più difficili. D’altra parte se è stato in grado di gridare a Muhammad Alì di essere più veloce di lui, salvo poi arrivare a un centimetro dal gancio destro dimostrativo più devastante della storia, non può che insegnare di non aver nessun tipo di timore.

Quando Nick era piccolo non doveva aver paura di nulla perché con lui c’era sempre Junior, il fratello di 17 anni più grande, che lavorava all’Hamilton High Cafeteria e gli portava ogni giorno dopo il turno una gran quantità di biscotti. Era il suo secondo padre, colui che lo portava a scuola e lo accompagnava in tutti i passi della crescita. All’età di cinque anni ricevette la splendida notizia che Junior sarebbe diventato papà perché la sua fidanzata e futura sposa era incinta. Un pomeriggio la coppia andò a prenderlo e la ragazza aspettò Nick e Junior parcheggiata in macchina. Quando il suo fidanzato girò l’angolo riecheggiò uno sparo che era stato diretto erroneamente a lui, in quanto un quattordicenne assoldato da una banda aveva sbagliato l’obiettivo scambiando Junior per un’altra persona. Questo equivoco gli costò la vita. E’ stato uno choc incredibile per la famiglia Young con il fratello John che subì un grosso colpo psicologico finendo in cura da uno psichiatra e Andrè (altro fratello) che venne addirittura trasferito a Milwaukee per stare lontano dal dolore. Da quel momento Nick capì che un sorriso, nonostante tutto, è molto più importante di essere triste e ha trasportato questo insegnamento nella sua vita alleggerendosi da ogni pressione.

A 14 anni già guidava con la patente di un altro scarrozzando il suo amico Big Meat (aka Adrian Pascascio) in giro per la città. Quando al curioso compagno di avventure venne chiesto di cercare adepti per una squadra di basket neonata, chiamò subito Nick che poi all’high school giocò i primi minuti di basket organizzato della sua vita. Da quel momento è stata un’escalation che lo ha portato, nonostante un curriculum accademico piuttosto scadente, a ricevere una borsa di studio per USC. La carriera all’ateneo faceva intravedere le grandi potenzialità cestistiche palla in mano, ma anche le bizze caratteriali che lo portarono a giocare una partita contro UCLA con 12 punti di sutura freschi sul proprio sedere a causa di un volo che aveva fatto contro un estintore in una gara di wrestling con un compagno. Nel 2007 viene preso con la sedicesima scelta dai Washington Wizards e lì trova un suo nuovo amico in Gilbert Arenas. Agent 0 lo prende sotto la propria ala protettrice, lo fa soggiornare in una delle sue case di Washington a titolo gratuito e lo porta in giro come se fosse un fratello, tanto da affidargli ogni tanto le carte di credito e i propri benefit. Nonostante ciò lo scotto del rookie doveva essere pagato, infatti Gilbert un giorno svitò le ruote della Range Rover di Nick, facendole rotolare dentro la stanza in cui la squadra stava facendo sessione di film. Due personalità così particolari e controverse sono ancora oggi in contatto con Arenas che spesso manda dei messaggi coloriti all’amico dicendo: “Take some shots, bit**” quando lo vede poco efficace. 
Dopo la sua avventura a Washington finì ai Clippers con contratto annuale, ai Sixers per poi atterrare nella città che più di ogni altra lo avrebbe accettato con tutte le sue particolarità senza giudicarlo, ma annoverandolo semplicemente in una personalità particolare come altre. “Io non posso essere un robot. –ha detto- Fai questo, fai quello, passa a questo e gioca il pick and roll. Io devo essere me stesso, libero di pensare e di agire come voglio”. Infatti dopo il primo anno a Los Angeles sponda Lakers ha firmato un’estensione contrattuale da 21 milioni di dollari che lo ha proiettato nell’olimpo delle personalità rodmaniane della lega.


Nel 2011 conia il suo soprannome che ormai lo accompagna inseparabilmente molto più del suo cognome di nascita, ovvero Swaggy P.
Il nickname è diventato talmente condizionante da essere incastonato su una parete del suo salone con le lettere S e P illuminante da potenti neon. Sì, perché la sua casa è l’emblema della Swaggytudine, che di per sé neanche gli americani riescono a definire a livello lessicale e si limitano ad accettare con la sua spiegazione ovvero l’avere confidenza in se stessi senza badare a ciò che pensa o dice la gente. Sicuramente quando ha comprato la sua casa attuale che condivide con la famosissima fidanzata Iggy Azalea, non ha pensato a cosa potesse pensare il resto del mondo. E’ situata a San Fernando Valley in un territorio di 1800 metri quadrati con ogni sfarzo e con la particolarità di avere un’altra abitazione distaccata da quella dove alloggia, esclusivamente dedicata alle scarpe. Le sue 550 paia di sneakers sono gelosamente custodite in un eccentrico museo nel quale lavorano ben due inservienti che le tengono curate ben esposte e sempre a disposizione del giocatore. Una sera il suo amico Meat ricevette per lui uno stock di scarpe della Nike, tra cui un paio della linea Durant con degli animali disegnati sopra. Ovviamente lui le voleva usare subito, con l’irrilevante intoppo che i successivi avversari dello Staples sarebbero stati proprio i Thunder. Il nervosismo represso per l’impedimento venne sfogato sul collo di Steven Adams sotto forma di gomitata che gli costò l’espulsione. Anche il suo corpo è ovviamente un oggetto di culto perché oltre ad essere modello di Versace, vestire Yves Saint Laurent e adorare tutti gli stilisti di alta scuola, ha un tatuaggio sul suo braccio sinistro con scritto “In swag we trust”. Vi starete sicuramente chiedendo perché non sul destro…facile, perché quello dice che serve solo ed esclusivamente per i canestri.
“E’ in grado di creare un tiro in cinque secondi, -prosegue Jamison- in fade away e con tre persone addosso” Lui è capace di questo e altro, come di entrare costantemente in Shaqtin’ a fool con le sue giocate stravaganti oppure di esultare due secondi prima che la palla entri nel canestro, salvo poi il fatto che non ci entri proprio.
Il fatto che abbia ricevuto un’impala del 1962 come regalo di Natale dalla fidanzata Iggy e che scendendo da una Ferrari 458 Italia con un completo di tutta pelle nera in un parcheggio compri per la sua fidanzata (per sdebitarsi del regalino a quattro ruote) una collana con inserito un cuore di diamante circondato da una cornice d’oro 18 carati, non fanno che aumentare il suo status di califfo.
 

Il soprannome Swaggy P nacque nel 2011 nel Noho 14 apartments a North Hollywood quando si fece crescere un curioso afro e sentì fino allo sfinimento il nuovo singolo di Souljia Boy “Pretty Boy Swag”. “This is the nick –disse- i’m gonna be me”. E da quel momento per tutti fu Swaggy P, una personalità in cui, come lui dice, James Bond incontra Willy il principe di Bel Air.

LEGGI LE ALTRE NBA STORIES

Matt Barnes: trash talk con gli avversari, amico con i compagni
Russell Westbrook: un cuore d'oro con la competizione nel sangue
Javaris Crittenton: dal dominio su LeBron al narcotraffico e le gang
Steve Nash: la capacità di essere i migliori in campo e fuori
Giannis Antetokounmpo: dalle finte Vuitton a volto futuro dei Bucks
Larry Sanders: Una storia di basket e vita piena di difficoltà
Anthony Davis: dall'insulto di Calipari al dominio in NBA
Michael Kidd-Gilchrist: anche chi gioca in NBA, non sa tirare in sospensione
Hassan Whiteside: salvare le gambe da un incidente e dominare l'NBA passando dal Libano
Nick Young: il suo magico mondo dalla morte del fratello al museo delle scarpe
Il dodicesimo uomo e l'arte di sventolare asciugamani
Lauren Holtkamp: essere donna e arbitrare un mondo di uomini con autorità
Bobby Phills: una carriera stroncata, ma un'amicizia che non muore mai
Chick Hearn, quando una voce rimane nella storia dello sport
Rajon Rondo, lo scherzo della natura e l'arte del playmaking
Kobe Bryant: dagli zero punti in un torneo al sorpasso su Jordan
Mario Elie, il cagnaccio e il "bacio della morte"
Juan Dixon: da un'infanzia tremenda alla casa di Maryland
Jason Collins, il primo giocatore apertamente gay si ritira
Ben Uzoh, una tripla-doppia NBA, senza la sensibilità del braccio
Scampato alle pallottole, Marcus Smart si gode l'NBA