Cosa si può chiedere a una squadra che ha dominato la stagione passata, ha incantato per il bel gioco e ha unito a questo una solidità e concretezza raramente vista nelle ere recenti? Ripetersi.
Come dicevano in tanti, già vincere non è semplice, ripetersi lo è ancora meno e mette davanti una sifda nuova ogni sera.
Innanzitutto i Golden State Warriors avranno qualche avversario in più nella già clamorosa Western Conference e i riferimenti a Thunder e Spurs sono automatici, ma ci saranno anche dei Cavs, si spera sani, dei Clippers ancor più competitivi e la voglia di ogni squadra in tutte le partite di giocare uno scherzo a chi porta l’anello al dito.
Il primo momento difficile è arrivato in estate quando Steve Kerr si è dovuto sottoporre a ben due interventi alla schiena per risolvere dei problemi strutturali. Al media day aveva manifestato tutta la sua sofferenza e poco dopo ha dovuto lasciare la squadra in mano a Walton. Non si hanno ancora notizie certe sui trattamenti e soprattutto sulla sua eventuale presenza all’opener della nuova stagione.
Per quanto riguarda il campo, com’era ampiamente preventivabile, la società ha dovuto lasciar andare David Lee alla volta di Boston. Dopo una stagione giocata a singhiozzo, è risultato decisivo in alcuni momenti della scorsa finale, dimostrando poi con il famoso regalo da Chipotle a tutto lo staff, quanto si fosse trovato bene ai Warriors nonostante il relativo impiego.
Il primo obiettivo della offseason era rinnovare Draymond Green, vera chiave della stagione passata, ma sembrava una pura formalità offrendogli i soldi dovuti e così è stato. La società ci ha provato anche con Harrison Barnes, ma la situazione in questo caso è più complicata e bisognerà attendere ancora per la soluzione del giallo.
Il plus della squadra è quello di ripresentarsi ai blocchi di partenza con gli stessi effettivi della scorsa stagione, rodati e oliati ancora di più per la rincorsa al repeat. La squadra sarà in mano ovviamente a Steph Curry che per ironia della sorte è l’MVP, ma è il quarto giocatore più pagato della squadra. Questo non sembra scomporlo più di tanto, infatti ha detto che quando scadrà il contratto ci penserà e in quel momento allora sarà il più pagato, a cifre davvero esorbitanti.
E’ difficile dire cosa potrà migliorare Kerr in questa squadra, ma probabilmente la sfida più difficile sarà far mantenere ai propri giocatori la fame e la cattiveria che hanno avuto l’anno scorso quando inseguivano un sogno. E’ vero che le motivazioni vengono da dentro, ma è compito dell’allenatore provare a stimolarle. Non sembra così semplice una riconferma per la vittoria finale, ma Golden State è una squadra con risorse tecniche e umane incredibili e, fino a prova contraria, i campioni in carica con nelle fila il campione dei campioni Steph Curry.
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