Da Veroli alla vetta d'Europa: come Kyle Hines ha battuto le previsioni

Un focus sul neo giocatore biancorosso, reduce da sette anni vincenti al CSKA Mosca che lascia da capitano con due titoli vinti in Europa.
09.06.2020 09:00 di Ennio Terrasi Borghesan Twitter:    Vedi letture
Fonte: Olimpia Milano
Da Veroli alla vetta d'Europa: come Kyle Hines ha battuto le previsioni

Coach Mike Dement, il suo allenatore a UNC-Greensboro (la città dove tra l’altro è nato Bob McAdoo), un giorno chiamò Kyle Hines per fargli sapere che cosa stava facendo. Stava per diventare il sesto giocatore della storia ad aver accumulato almeno 2.000 punti, 1.000 rimbalzi e 300 stoppate in carriera. Gli altri cinque? Quattro numeri 1 del draft (Pervis Ellison, David Robinson, Tim Duncan e Derrick Coleman) e un numero 2 (Alonzo Mourning). Non male, per un ragazzo di Sicklerville (“Just a Kid From Sicklerville” è il titolo di una serie di documentari autoprodotti), New Jersey, ma nell’area metropolitana di Philadelphia, che nonostante una grande carriera liceale, aveva solo due offerte per giocare al college. Una era di Rider e l’altra di UNC-Greensboro che appunto scelse.

Quando il coach Fran McCaffery se ne andò dopo il suo primo anno agli Spartans, Hines, come prevedono i regolamenti, avrebbe potuto fare lo stesso, ma nonostante una grande stagione e qualche proposta, decise di restare. Da junior diventò giocatore dell’anno della Southern Conference, da senior finì secondo. Non tanto per i due punti in meno a partita segnati, quanto perché il premio andò ad un giocatore di nome Steph Curry del Davidson College. Ma non era nulla rispetto a quanto accaduto dopo, quattro vittorie in EuroLeague, otto Final Four consecutive, due volte difensore dell’anno, l’icona dell’uomo squadra, una specie di Dino Meneghin dei tempi moderni.

Kyle e il fratello minore Tyler (che ha giocato a Maryland-Eastern Shore e poi in Europa) ricevettero un consiglio dalla madre Deidre quando erano ambedue molto giovani. Avrebbero dovuto andare al college, ma avrebbero dovuto farlo con una borsa di studio, senza ricorrere ai prestiti che sarebbero stati ripagati solo dopo anni di lavoro e sacrifici. I due ragazzi ascoltarono, procurandosi infatti la loro borsa di studio sportiva. A Timber Creek, il liceo che ambedue hanno frequentato, Kyle indossava il numero 42. E’ una storia anche questa: il suo allenatore era Gary Saunders, che alla Roosevelt High School di Long Island negli anni ’60 era stato compagno di squadra di Julius Erving, il leggendario Doctor J: a quei tempi, Erving giocava con il 42. Saunders decise che Hines aveva una personalità simile e volle che indossasse appunto il 42. Quello che a UNC-Greensboro è stato ritirato.

Finito il college, Hines provò per Oklahoma City e Charlotte, frequentò il minicamp di Cleveland, ma alla fine optò per cominciare la sua carriera professionale in Europa, giocando due anni a Veroli. In due anni vinse due volte la Coppa Italia di Legadue e perse la finale per la promozione al secondo anno con Sassari. Il suo general manager ai tempi era Antonello Riva. Le stagioni di Veroli lo lanciarono verso livelli decisamente superiori: a Bamberg, in Germania, dove vinse tutto, debuttò in EuroLeague. Giocò abbastanza bene da convincere l’Olympiacos a portarlo in Grecia e lì la sua storia è esplosa: in due anni ha vinto un titolo greco, ma soprattutto ha vinto due volte l’EuroLeague. Nel primo anno, non giocò delle grandi Final Four, ma fu decisivo nei quarti di finale vinti con il fattore campo a sfavore contro Siena. Nelle tre vittorie dell’Olympiacos, segnò 49 punti con 20 rimbalzi. La stagione successiva, alle Final Four di Londra, ebbe 13 punti e 10 rimbalzi nella vittoria in semifinale contro il CSKA e 12 punti (4/4 dal campo, 4/5 dalla lunetta), cinque rimbalzi, tre palle rubate e tre stoppate nella finale contro il Real Madrid. “Ho sempre avuto un rapporto speciale con l’Olympiacos, perché è il posto che mi ha consentito di arrivare dove sono arrivato. Senza l’Olympiacos, non avrei avuto questa carriera e i ricordi sono speciali”.

Kyle Hines ha vinto l’EuroLeague altre due volte a Mosca, nel 2016 e ancora nel 2019 quando giocava accanto a Sergio Rodriguez. Al CSKA, allenato il primo anno proprio da Ettore Messina, è diventato due volte difensore dell’anno di EuroLeague e infine nei mesi scorsi è stato incluso nella squadra ideale del decennio. “Quando ho cominciato a giocare in EuroLeague, a Bamberg, non mi sarei mai immaginato nulla di simile, una carriera così lunga, tutte le vittorie e tutte le Final Four”, ha confessato di recente dopo aver appreso dell’inclusione tra i primi 10 giocatori di EuroLeague degli ultimi dieci anni. A Mosca, Hines è arrivato nel 2013, quando il capo allenatore era Ettore Messina. E la sua striscia di partecipazioni alle Final Four è proseguita. La prima fu proprio a Milano. Poi ha vinto nel 2016 e nel 2019, quest’ultima giocando accanto a Sergio Rodriguez. “Nella mia carriera sono stato fortunato: ho giocato vicino a Roma e visto il Colosseo, sono stato ad Atene e ho camminato sulla pista della prima Olimpiade moderna, sono stato a Mosca passando regolarmente dalla Piazza Rossa. E il basket mi ha portato in posti che altrimenti non avrei mai visto”, ha confessato negli Stati Uniti dove l’estate è attivo con camp e attività per ragazzi, assieme al fratello Tyler. “Quando ero piccolo non c’erano camp e opportunità nella nostra zona, dovevamo andare fuori o nell’area di Philadelphia, per questo abbiamo pensato di aiutare chi si trova nella nostra posizione”, ha spiegato.

Nel marzo del 2018, attraverso l’EuroLeague, ha recitato una sorta di lettera al Kyle Hines giovane, quello che era appena uscito da UNC-Greensboro, ma non aveva sentito il suo nome al draft NBA. “So che sei dispiaciuto – ha detto a sé stesso – ma non dovresti esserlo, anzi dovresti sorridere perché stai per intraprendere un’avventura che cambierà la tua vita per sempre. Il primo consiglio: prepara il passaporto, perché nel corso dei prossimi 10 anni servirà e sarà pieno di timbri. Cominceremo da una piccola città, dove i tifosi sono pazzi per il basket, imparerai a essere un professionista e a vincere. Da lì, andrai all’Olympiacos dove troverai un leggendario allenatore come Dusan Ivkovic. Sarà un professore e ti insegnerà ogni cosa che ti servirà un futuro. E poi conoscerai Vassilis Spanoulis: ti basterà osservarlo per capire come essere un campione. E poi Georgios Printezis con cui combatterai ogni giorno in allenamento. Vedrai il suo tiro strano, ma non ridere, perché è uno dei tiri più efficaci che esistano nel basket e ti regalerà un titolo europeo. Con loro vincerai anzi due titoli europei, ti vizieranno perché non succede spesso. E quindi il CSKA Mosca, dove potrai sentirti a tuo agio perché ci resterai un po’ di tempo. Dimitris Itoudis ti insegnerà ad essere un vero professionista, ti aiuterà a capire come essere un leader, un giocatore e una persona migliore. E lì giocherai con grandi campioni, Andrei Kirilenko, Sasha Kaun, Viktor Khryapa, Milos Teodosic, Nenad Krstic, Nando De Colo e Sergio Rodriguez. Loro ti spingeranno ad un altro livello, quello in cui si lotta ogni giorno. Dovrai elevare il tuo livello, solo per stare al passo. Il mio consiglio migliore è di divertirti: goditi ogni momento. Come atleta ogni anno il tuo obiettivo è essere migliore del precedente. Ma fai in modo di goderti ogni momento, continua a lavorare e a combattere. E infine ringrazia, ringrazia i giocatori, i tifosi, tutte le persone che incontrerai nei prossimi anni. Senza il loro sostegno non avrai nulla. Sorridi e sii felice”.

Ne ha fatta di strada il “kid” di Sicklerville, con due offerte appena per giocare al college, ignorato nei draft, troppo piccolo per giocare centro, non abbastanza veloce o tiratore per giocare ala, costretto a partire dalla seconda lega italiana a Veroli prima di diventare uno dei più grandi vincenti nella storia del basket europeo, due volte difensore dell’anno, un leader e una leggenda. Da giovane guardava Spanoulis per imparare. A Milano, in tanti guarderanno a lui per apprendere la stessa lezione.