Kyrie Irving guida il fronte dei "dissidenti": ecco i dubbi circa Orlando

Tra 80 e 100 giocatori hanno partecipato alla conference call per esprimere dubbi sul ritorno in campo nella bolla di Orlando: ecco i motivi
13.06.2020 19:10 di Paolo Terrasi Twitter:    Vedi letture
Kyrie Irving guida il fronte dei "dissidenti": ecco i dubbi circa Orlando

All’interno della NBPA sta crescendo un fronte che vuole opporsi al ritorno in campo, o quantomeno far sentire la propria voce dopo essersi sentito ignorato dai vertici dell’associazione. Secondo quanto riferito da diversi media statunitensi, a guidare il gruppo è Kyrie Irving, che si è fatto portavoce dei giocatori che hanno dubbi sulla necessità e opportunità di tornare a giocare in un periodo come quello che stanno affrontando gli Stati Uniti.

Irving, in qualità di vicepresidente del sindacato dei giocatori, è anche qualificato come leader della situazione. La primaria preoccupazione del gruppo di “dissidenti” è quella che un ritorno in campo della NBA tolga forza al movimento che si sta battendo per la riforma della giustizia sociale e le ineguaglianze razziali negli Stati Uniti. “Una volta che torniamo a giocare, le notizie passeranno dal razzismo sistemico a quello che è successo in campo ieri sera” ha detto un rispettato giocatore NBA a ESPN. La corrente contraria si è radunata in una conference call di 100 giocatori, di ogni livello e salario, ma non Lebron James: il numero 23 ha infatti dichiarato più volte la sua voglia di tornare in campo, e pensa che il suo impegno sociale possa coesistere con la ripresa del campionato. 

Altrettanti dubbi stanno emergendo anche sul funzionamento della “bolla” di Orlando e sulle limitazioni che imporrà ai movimenti dei giocatori, che saranno essenzialmente costretti a rimanere a Disney World senza contatti esterni per un minimo di 35-40 giorni e un massimo di 82 (per le squadre finaliste). A far storcere il naso a molti giocatori anche sui social è stata soprattutto la notizia che lo staff di Disney World non verrà sottoposto ai tamponi continui che invece i giocatori dovranno sostenere e potrà entrare e uscire da Disney World senza un periodo di quarantena. Questi fattori, uniti all'alto rischio di infortuni dopo tanto tempo di inattività, dà forza al movimento dissidente. Dopo la call di circa un’ora e mezza, in ogni caso, tutti i giocatori hanno espresso la necessità di creare un fronte unito e comune, qualsiasi sia la decisione finale: secondo quanto scritto da Yahoo Sports, lo stesso Irving ha dichiarato che supporterà qualsiasi decisione l’associazione prenda.

Anche perché, nonostante le motivazioni siano assolutamente condivisibili, una cancellazione della stagione porterebbe conseguenze economicamente disastrose, sopratutto per i giocatori, che dovrebbero negoziare un nuovo contratto collettivo che porterebbe meno soldi nel monte stipendi complessivo.